Biologo Nutrizionista
Anoressia Con    il    termine    di    anoressia    si    definisce    genericamente    l’assenza    di    appetito    (an=    senza; oressia=fame).   Le   ragioni   per   cui   un   soggetto   può   risultare   inappetente   sono   numerose,   e   quasi sempre    si    tratta    di    un    sintomo    associato    a    malattie    specifiche.    Una    sensibile    riduzione dell’appetito   con   dimagrimento   è   per   esempio   presente   nei   soggetti   con   AIDS,   con   tumori,   con dolore    cronico.    Le    forme    di    inappetenza    secondarie    ad    altre    malattie    vanno    distinte dall’anoressia   nervosa   (AN),   il   più   grave   dei   disturbi   del   comportamento   alimentare.   Per   porre diagnosi   di   anoressia   nervosa   è   sufficiente   accertare   che   il   soggetto   rifiuta   di   alimentarsi   perché non   si   riconosce   (e   non   si   ammette)   la   propria   magrezza.   La   presenza   di   una   reale   magrezza patologica   è   condizione   secondaria   o   accessoria,   e   definisce   piuttosto   la   gravità   del   quadro generale   e   quindi   l’urgenza   delle   misure   di   intraprendere.   Per   valutare   il   grado   di   magrezza   e   la tempestività/aggressività del trattamento è necessario calcolare il BMI. Al   colloquio   psicologico   il   soggetto   anoressico,   anche quando   posto   di   fronte   alla   propria   immagine   riflessa da   uno   specchio,   non   ammette   di   essere   magro,   e   se lo   fa   in   senso   complessivo   giudica   comunque   alcuni punti   del   proprio   corpo   come   troppo   grassi.   L’anoressia è    quindi    un    disturbo    della    percezione    corporea.    Il disturbo    è    di    gran    lunga    più    frequente    nel    sesso femminile,   con   un   rapporto   9:1   rispetto   ai   maschi   e   con un   picco   nella   fascia   di   età   compresa   fra   i   14   e   i   20 anni. Il comportamento alimentare del soggetto anoressico Il    soggetto    anoressico    ha    personalità    introversa.    L’inizio    del    disturbo    si    caratterizza    per    la progressiva   tendenza   all’isolamento,   in   particolare   per   quanto   riguarda   il   consumo   dei   pasti,   che iniziano    ad    essere    assunti    in    privato    e    molto    lentamente.    Il    comportamento    alimentare dell’anoressico   può   essere   suddiviso   in   due   sottotipi:   1)   con   comportamenti   restrittivi;   2)   con comportamenti espulsivi o con andamento bulimico. I   soggetti   con   condotte   restrittive   sono   in   grado   di   attuare   digiuni   forzati   e   protratti   nel   tempo, senza   perdere   quasi   mai   il   controllo   e   concedendosi   tentazioni   minime   e   rare.   I   soggetti   con condotte   espulsive   sono   più   inclini   a   perdere   il   controllo,   con   periodi   restrittivi   che   si   alternano   a brevi     cicli     di     abbuffate     compulsive.    Alle     abbuffate     seguono     comportamenti     punitivi     di svuotamento, con ricorso al vomito autoindotto, all’uso di lassativi, diuretici e clisteri. Trattamento La   terapia   dell’AN   è   di   tre   tipi:   1)   nutrizionale;   2)   farmacologica;   3)   psicologica.   Gli   obiettivi   sono di   breve   e   lungo   periodo.   Nei   soggetti   con   magrezza   severa,   la   terapia   nutrizionale   può   essere attuata   anche   in   regime   di   Trattamento   Sanitario   Obbligatorio   (TSO),   essendo   riconosciuta   in Italia   la   natura   psichiatrica   dell’anoressia.   In   questo   caso   il   paziente   è   alimentato   o   con   sondino nasogastrico   o   per   via   parenterale,   con   somministrazione   di   almeno   1.500   kcal/giorno:   L’obiettivo della   nutrizione   forzata   è   duplice:   a)   introdurre   una   quantità   di   energia   sufficiente   ad   un   rapido recupero del peso; b) compensare gli squilibri elettrolitici e metabolici potenzialmente letali. Non   esiste   un   trattamento   farmacologico   standard.   I   farmaci   sono   utilizzati   in   relazione   al   quadro clinico,   spaziando   da   quelli   psichiatrici   se   sono   presenti   disturbi   dell’umore   o   della   personalità   a quelli   cardiovascolari,   volti   ad   evitare   le   aritmie   ed   altri   disturbi   cardiaci   che   possono   mettere   a rischio   la   vita   del   paziente.   Il   trattamento   psicologico   ha   finalità   di   lungo   periodo,   ed   è   mirato rielaborare le conflittualità emotive e relazionali sottese al rifiuto del cibo.
Studio di Nutrizione
Dr. Paride IANNELLA
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